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23 febbraio 2014

Proiezione documentario Rai Teche

“Gli approdi di De Libero”
di Silvana Palumbieri

Galleria d’Arte Moderna di Roma capitale, ore 11
via Francesco Crispi  24

Il Caffè Aragno al centro di Roma è nel 1927 un foro, un porto, una basilica. Sui suoi divanetti letterati come Cecchi, Cardarelli Soffici, Baldini. Ungaretti celebrano ogni giorno il sodalizio spontaneo con la pittura, in specie con la scuola romana di via Cavour, Mafai, Raphael, Scipione, Ceraccini e Capogrossi. Li fiancheggia e li sostiene criticamente un giovane letterato arrivato da pochi mesi dalla natia Fondi, si chiama Libero De Libero. In un anno ha già pubblicato alcuni racconti, dato vita con Luigi Diemoz al quindicinale L’interplanetario, dato alle scene con la regia di Anton Giulio Bragaglia Frangiallo, suo primo lavoro teatrale. È diventato anche il critico d’arte della rivista Italia letteraria diretta da G.B Angioletti e Curzio Malaparte. E nel ’33 l’editore De Fonseca pubblica la sua prima raccolta di poesie Solstizio.
La contessa Pecci Blunt appassionata d’arte e mecenate, lo chiama a dirigere la Galleria La Cometa. Sarà una vicenda appassionante che dal ‘35 al ’38 porterà alla ribalta artisti poco conosciuti, in seguito grandi protagonisti della pittura italiana, Cagli, Levi, Tosi, Mazù, Ziveri, Melli, Afro, de Chirico, Guttuso, Pirandello, Severini. La presenza tra loro di artisti ebrei scatena gli attacchi razzisti della pubblicistica fascista, quindi il regime pratica sistematiche azioni di asfissiante controllo poliziesco. La Cometa è costretta a chiudere i battenti.
Si apre con le raccolte Proverbi, Testa, Eclisse la grande stagione poetica di De Libero, versi musicali tramati di folgoranti richiami analogici. Quando la vena poetica inaridisce dal ’45 inizia per lui il tempo della narrativa: i due romanzi Amore e morte e Camera oscura, i racconti Malumore, Il guanto nero, Racconti alla finestra. Dalle Teche Rai è emersa l’inesplorata eredità mediatica di De Libero mentre declama le proprie poesie, riflette sullo scempio che la guerra compie su ogni anima, considera le valenze simboliche della natura.
Nei primi anni del dopoguerra De Libero è lo sceneggiatore di Non c’e’ pace tra gli ulivi e Giorni d’amore di Giuseppe De Santis di cui è amico per la comune origine fondana. Dal ’7,1 alle soglie dei settant’anni, nella prestigiosa collana di poesia Specchio di Mondadori, il poeta pubblica le tre raccolte Di brace in brace, Scempio e lusinga e Circostanze. Poi, dopo cinque anni di sofferenza e assenza, chiude la sua esistenza a Roma, nella casa di via Tiepolo 4.

 
 

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