La ricerca consente di accedere alle informazioni su oltre 13.500 tra artisti, gruppi e movimenti attivi in Italia dagli inizi del Novecento fino ai nostri giorni. La banca dati, in continuo aggiornamento, comprende non solo gli artisti, circa 6000, che hanno preso parte alle esposizioni della Quadriennale, ma anche i nominativi di coloro che nel tempo hanno inviato all’Istituzione materiale documentario sulla prorpia attività. Per ogni artista, oltre a una sintetica scheda anagrafica, sono descritte la tipologia e la consistenza dei materiali documentari conservati nell’Archivio Biblioteca. Sono inoltre indicate le partecipazioni alle mostre realizzate dalla Quadriennale.

nome
  • Paolo
cognome
  • Chissotti
pseudonimo
  • Paolo Icaro
 
luogo di nascita
  • TORINO
data di nascita
  • 1936/09/30
biografia
  • Compiuto il suo apprendistato nello studio di Umberto Mastroianni, negli anni Sessanta Icaro si trasferisce prima a Roma e poi a New York, dove avvia una personale ricerca d’ambito post-minimalista. Tornato temporaneamente in Italia, sul finire della decade partecipa – quasi sempre con delle azioni – a epocali mostre sull’arte processuale e concettuale: gli esordi dell’Arte Povera a Genova, il Teatro delle mostre alla galleria La Tartaruga di Roma (1968), "Arte Povera + Azioni povere" ad Amalfi, "Live in Your Head: When Attitudes Become Form" a Berna e "Op Losse Schroeven" ad Amsterdam (1969). Rispetto al riduzionismo minimalista e all’estetica processuale dei materiali, la sua opera si contraddistingue sin da questa fase per la sua dimensione antropometrica e psicofisica. Negli anni Ottanta Icaro si stabilisce definitivamente in Italia. Tra le personali più recenti, quella al Centro Arti Visive di Pesaro (2009), alla P420 di Bologna (2012) e da Peep-Hole a Milano (2014). Nelle ricerche d’indirizzo post-minimalista, Paolo Icaro ha introdotto sin dai suoi esordi una componente antropica. La centralità dell’uomo, della sua proporzione, dei suoi limiti operativi sono divenuti nella sua opera la misura e la controverifica dell’atto artistico, in antitesi al riduzionismo e al formalismo d’ispirazione anti-umanista. L’essenzialità dell’opera è cioè raggiunta attraverso la corporeità, la sua geometria interiore e i suoi processi primari.